Tipo, ‘affacciati alla finestra, amore mio’ – ma più serio

«Affacciati a un balcone, una di queste sere, come io al mio: in quel momento nessuno dei due starà aspettando niente. Stringeremo così da due capi lontani, diversi, la stessa solitudine»

Erri De Luca, da “Lettere a Francesca”

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L’essenza della solitudine

«La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice».
José Saramago,  “L’anno della morte di Ricardo Reis”

Fuori due…

Son sopravvissuta al Natale e pure al Santo Stefano. Forse è una vittoria, forse no, ma tant’è.
Ieri sono tornata a Milano per un giorno, perché G. mi voleva vedere. Mi ha trovata meglio, ma ancora non mi è chiaro come sia possibile. Ho mangiato, ma poco. Ho dormito, ma poco. Non ho pianto ma ho ingoiato un sacco di dolore. Non tollero le dinamiche familiari: mia madre è insopportabilmente noiosa e petulante, mio padre vive con una perenne aria da martire. Una parla in continuazione, l’altro quasi non spiaccica parola. Si lamentano una dell’altro e viceversa, a fasi alterne. Sono esasperanti e io ho già esaurito la pazienza. Fumo sul terrazzino. Mia madre continua a dire che mi fa male, come se non lo sapessi da me. La sua fissa del momento è che sto giù di corda per problemi alla tiroide, vaglielo a spiegare che ho i miei cavolo di motivi, per stare giù di corda: tanto non capirebbe e io son troppo stanca per cercare di convincerla che ha torto. Sono sgradevole e me ne dispiaccio ma non riesco a essere altro che così.
Non andrò a Napoli, e neppure a Roma: i soldi scarseggiano assai da queste parti e ne ho spesi fin troppi in questo mese. Farò il Capodanno da sola, perché non ho trovato niente da fare e non ho nessuna intenzione di andare a una festa di ultra sessantenni che ballano il tango. Andremo a letto presto, io e Cleopatra. Non manderò auguri né farò buoni propositi per il nuovo anno.
Sabato scorso mi hanno presentato un tizio. Non so cosa sapesse di me, né se fosse conscio del fatto che avevamo una specie di appuntamento al buio. In ogni caso non mi ha chiesto il numero di telefono né ha cercato di contattarmi in alcun modo. Confesso che la cosa mi ha ferita molto più di quanto io sia disposta ad ammettere, perché ha dato un duro colpo alla mia già quasi inesistente autostima. Non so neppure se mi piacesse, il tizio in questione, ma non mi sono posta il problema ‘ché stante la mia situazione non mi posso permettere di far troppo la schizzinosa. Aggiungo anche lui alla lista ormai infinita dei miei fallimenti di questo annus horribilis, tanto che vuoi che cambi – uno più, uno meno…
Mr. Big è sparito – di nuovo. Dovevamo vederci la vigilia ma ha dato buca con un sms. Ho replicato dopo qualche ora con un messaggio decisamente acido al quale non ha risposto. Meno male che gli avevo chiesto di starmi vicino, altrimenti chissà che avrebbe fatto (anche nella ironia sono acida).
B. cerca di convincermi che devo cambiare modo di pensare ma tanto è una guerra persa in partenza e lo sa meglio di me. Stamani è partito per la Costa Azzurra.
Mi hanno regalato un aspirapolvere robotizzato: adesso il mio nucleo familiare è composto da me, un gatto e una specie di astronave che raccatta polvere: che questo sia il fondo e che io possa finalmente provare a risalire? Ma poi, davvero esisterà un fondo?

Sisifo

Ogni giorno per qualche ora, o semplicemente per qualche minuto mi pare di stare meglio, di essere uscita dal tunnel della sofferenza. Poi torno a sentire la sua mancanza in maniera così violenta e repentina che pare davvero che io sia simile a Sisifo condannato a spingere in cima a una montagna un masso destinato a rotolare a valle subito dopo…
La cosa triste, davvero triste è che nessuno si premura più di chiedermi come mi sento davvero, cosa io provi… E io continuo a tenermi tutto dentro, alimentando la mia tristezza e la mia paura che di fronte a me ci sia solo un futuro fatto di solitudine.
È sabato sera, sono a casa perché non ho nessuno che mi abbia chiesto se fossi sola.
Continuo ad aspettarmi gesti d’affetto ma son stanca e disillusa.
Ciao cena, grazie per essere stata nel mio stomaco per mezz’ora.

A cena col manoscrittaro

Ieri sera la Giornalista2 mi ha invitata a cena. Mi son presentata da lei alle 20.30, con un’orchidea bianca e un’emicrania feroce. Per una volta avevo sostituito la mia divisa (jeans, maglione e stivaletti cinesi) con un abito smanicato. Mi ero persino messa il fondotinta.

La cena è stata gradevole. Tutte coppie tranne un tizio tra i 45 e i 60, il cui nome mi son dimenticata dopo circa 30 secondi. Credo fosse reduce da una doppia separazione, qualche figlio qua e là. Non troppo alto, occhi azzurri, capelli più bianchi che brizzolati. Non mi sono neppure premurata di informarmi sulla sua occupazione. Eravamo seduti accanto, a tavola. Ho passato il tempo ad accarezzare il cane. Non devo aver fatto una grande impressione, ma sinceramente non ricordo neppure più come si flirti, ammesso che io lo abbia mai saputo. Di lui ricordo che aveva le mani piccole, sgradevoli. Un anello sproporzionato all’anulare della mano destra, con delle iniziali incise. Ho parlato del mio lavoro. Ho scoperto che ha un manoscritto nel cassetto – uno dei tanti scrittori mancati.

Ha aspettato che arrivasse il mio taxi, poi se n’è andato. Gli ho detto di mandarmi il suo libro. Non l’ha fatto, e sinceramente la cosa non mi stupisce, deve aver pensato che fossi fredda come il ghiaccio, e anche un poco noiosa in fondo. Quanto al mio aspetto fisico, ormai dimostro 10 anni di più: magra, sciupata, le guance cascanti, delle borse sotto gli occhi che fanno spavento – quindi direi che su quello non posso contare. Non so cosa sapesse della mia situazione personale, se sapesse che sono single, ma del resto non si è informato quindi o la cosa non gli interessava, o a non interessargli ero io. Insomma, un fiasco su tutta la linea, soprattutto per il mio orgoglio femminile. Eppure gli astri avevano predetto che ieri avrei fatto scintille. Evidentemente anche gli astri sbagliano.

L’unica cosa che mi rimarrà di questa serata francamente inutile è il ricordo dei dipinti di Emilio Tadini sparsi un po’ ovunque, alle pareti e anche appoggiati a terra, con noncuranza. C. aveva un debole per quel pittore, credo che gli sarebbero piaciuti, anche perché erano proprio della serie che lui tanto amava. Fino a qualche settimana fa avrei fatto delle foto di nascosto e gliele avrei spedite immediatamente. Ieri sera non ho neppure tirato fuori il telefono dalla borsa, che tanto non aveva molto senso rischiare una brutta figura per catturare immagini che non avrei saputo con chi condividere.

Stanotte l’ho sognato, C. Di nuovo. Ricordo solo l’ultima immagine prima del risveglio. Io gli chiedevo se sapeva il male che mi aveva fatto, e se sapesse che più dolore di così non ne poteva provocare. Lui distoglieva lo sguardo, girava la testa e mi diceva che era cambiato. A quel punto sono stati i miei occhi a spalancarsi, e nonostante fosse prestissimo mi sono rifiutata anche solo di tentare di riprendere sonno, perché temevo che il sogno continuasse.

Ho girato per casa rincorrendo Cleopatra e ho visto il mio destino: una zitella patetica nella cui vita l’unica gioia arriva dal gatto.

Mi sono fatta pena da sola.

emilio-tadini