“… qualcosa ci è sempre mancato”

«Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato»

Vincenzo Cardarelli, “Amicizia”

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Duro e cruento

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che in mezzo all’opulenza
si alzi il ramoscello della tosse, abbaiando
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, mi si incollino
le lenzuola nelle dita, e niente mi dia pace.
Non imparerò certo per questo ad amarti meglio,
ma sfrattato dalla felicità
saprò quanta me ne davi soltanto per il fatto di essermi vicina.
Questo credo di capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina sotto l’arco
affinché quelli che si riparino nel portico possano capire
quella luce nella sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
dl pane che passa la sua mano bruna per la fenditura.

Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa assunta avversità
nascerà lo sguardo che potrà un giorno infine
meritarti.

Julio Cortàzar

“E ora che non ci sei più è il vuoto ad ogni gradino”

«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue»

Eugenio Montale

“Attendo con fermezza il niente”, e più non riesco a dire…

«Con un corto spadino tagliacarte

e pazienza infinita, lentamente

apro buste, sistemo conti e carte,

attendendo con fermezza il niente.

So che non chiamerà, che la sue assenza

troverà mille modi per imporsi.

E più si annuncerà, più sarà il senza

la parola in cui lei verrà a disporsi.

Fermamente adempio alla funzione

di guardiano del nulla che mi spetta.

Attendo all’assegnata mia espiazione.

Nessun fatto accadrà, ma non ho fretta».

Alessandro Fo

Inutilmente penso a te…

«Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla,
e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso,
allora, solitario di me, passeggero fermo
di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te.
Tutto il passato, in cui fosti un momento eterno,
è come questo silenzio di tutto.


Tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi,
è come questi rumori,
tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere,
è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno.

Ho visto morire, o sentito che morirono,
quanti amai o conobbi,
ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono
con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola;
o un passeggio emotivo e muto,
e il mondo oggi per me è un cimitero di notte,
bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna
ed è in questa quiete assurda di me e di tutto
che penso a te».

Fernando Pessoa