Nuvole rosa all’orizzonte

Son su un treno zeppo di gente e di valigie che si è fermato appena fuori dalla stazione. All’orizzonte si stagliano nuvole rosa del tramonto, che non posso ignorare nonostante tutti i miei sforzi. E il pensiero va a C., come spesso è capitato in questi giorni di inutili e vuoti festeggiamenti. Fra un poco calpesterò una banchina guardando in basso per non inciampare, che tanto nessuno sarà lì ad aspettarmi. ‘Chissà se a volte mi pensi, almeno un po’, continuo a chiedere al vento. ‘Ti amo, C.’, continuo a ripetere a mezzavoce, come un mantra. Pensavo che il dolore fosse finito, invece era solo mimetizzato sotto la mia parvenza di vita. Quando torna, il dolore, ha sempre un volto nuovo. Oggi aveva l’aspetto di nuvole rosa…

Annunci

Isolamento

Non ricevo sms o messaggi da giorni.
Neppure mail, a onor del vero.
Osservo lo schermo del telefono e mi prende lo scoramento.
Sul giornale un lungo articolo sulla mostra di C.
Sto cercando di abituarmi all’idea di passare da sola – in una casa che non sento mia – l’ultima notte dell’anno. L. ha chiamato delle sue amiche che stanno a Milano, ha detto di farmi viva con loro che erano avvertite. Le ho risposto che grazie no, così no. Non ha insistito – come era giusto che fosse – e non ha aggiunto altro.
Guardo gli orologi disseminati per casa sperando che le lancette girino più veloci. Tutto ciò che voglio è tornare alla mia vita, per quanto squallida e vuota sia.
Qui sono a disagio, ma forse lo sarei dovunque.
Tutti hanno detto: comunque ci sentiamo nei prossimi giorni. Non ho sentito più nessuno. La vita assorbe le energie, quando la si possiede – una vita.
Passo il mio tempo su una poltrona scalcagnata, a guardare il vuoto e mi drogo di fiori di Bach.
Per distrarmi fantastico su cose che potrei comprare, ma poi mi ricordo che non ci son soldi così lascio stare.
Il silenzio alle volte è irreale, rotto solo dal rumore del frigorifero.
Cleopatra dorme. La zampetta continua ad avere problemi nonostante le cure. Ogni tanto mi lecca il naso e io le sorrido. Chissà se lo sente, quanto sono triste, oppure pensa che sia normale perché in fondo da quando conviviamo sono sempre stata così.
C. mi manca. Tanto. Tantissimo. Il pensiero di lui con un’altra continua a dilaniarmi.
Il tizio che mi hanno presentato (o meglio iltiziochenonmifiladipezza) continua a non farsi vivo – e ormai ho messo via il pensiero. Sbircio la sua vita su Twitter e su FB e mi trovo un po’ patetica.
Ho avuto una lunga conversazione con P. l’antivigilia di Natale. È venuto da me in ufficio verso sera. Ero rimasta solo io. Lui mangiava panettone, io accendevo una sigaretta dopo l’altra. Mi ha parlato di C. ha detto di averlo affrontato in merito al rapporto con la sua ex compagna. Ha detto che non si è difeso se non timidamente, raccontando bugie. Io ascoltavo e cercavo di rimanere distaccata il più possibile. Bevevo acqua per buttar giù la bile. Gli ho raccontato di come sto. Non credo abbia capito però ce l’ha messa tutta. Credo che non sia felice perché la nascita di un bambino non voluto non aiuta le coppie male assortite. Avrei voluto dire che mi dispiaceva per la situazione in cui si era cacciato, e che obiettivamente la sua compagna è di una pesantezza intollerabile ma poi mi sono fatta i fatti miei e buonanotte al secchio.
Ha smesso di piovere e ci sono nuvole rosa. Da quando non c’è più C. le nuvole mi rendono triste. Una volta mi piacevano tantissimo.
Osservo il lago e la nebbia che avvolge le montagne. Vien voglia di fare delle foto per immortalare il paesaggio poi ricordo che non ho nessuno con cui condividerle e così giro la testa dall’altra parte.
Le campane suonano, un cane abbaia e mia madre si lamenta.
Altro da dire non ho.