Del quadro riconosciuto…

Ieri sera ho visto “Oblivion”, francamente niente di che. L’ho trovato farraginoso e confuso, persino poco spettacolare – esattamente il genere di film che mi ci vuole in questo periodo in cui non reggo nulla che abbia una qualche consistenza.

A un certo punto i protagonisti si soffermano a guardare un quadro, una ragazza ritratta di spalle semisdraiata in un campo di grano, una fattoria sullo sfondo. Automaticamente mi è venuto alle labbra il nome di Andrew Wyeth, come autore del dipinto.

Stamani sono andata a controllare e in effetti avevo ragione. Come io abbia fatto a rammentarlo davvero non lo so. La prima cosa che ho pensato è che C. sarebbe stato fiero di me. Poi mi sono ricordata che C. non lo saprà mai, e che comunque non sarei stata all’altezza delle sue aspettative.

Mi si è rivoltato lo stomaco, e mi sono liberata della cena di ieri sera.

wyeth

“The Master”, ovvero della solitudine

Ho chiesto a B. se avesse qualche film da parte perché io in casa ho solo DVD che avevo preso da vedere con C. e anche il registratore SKY è zeppo di cose che avevamo tenuto da parte per tempi migliori. Lui non aveva nulla e così la scelta è caduta su “The Master”. Quando era uscito lo scorso anno avrei voluto andarlo a vedere, ma poi C. aveva iniziato a stare male e alla fine me l’ero perso. Avevo solo una vaga idea della trama, e ricordo altresì che la critica non ne aveva parlato granché bene eppure il desiderio di vederlo mi era rimasto. Forse non era il film ideale da vedere questa sera. L’ho trovato triste, troppo triste per i miei gusti. La solitudine del protagonista e il suo condurre un’esistenza senza costrutto mi hanno riempito il cuore di una angoscia che credo sarà difficile da scacciare, almeno per qualche ora.
I riferimenti alle vite precedenti mi hanno riportato alla memoria certe conversazioni in riva al mare fatte con R. solo pochi giorni fa, ma il senso di serenità che avevo provato nell’ascoltare lei, questa sera non si è ripresentato, anzi ho avuto una specie di rigurgito di razionalità pessimistica che non riesco bene a gestire.
Ho lasciato il telefono in camera per tutto il tempo – C. sarebbe stato fiero di me – e il non trovare alcun messaggio quando l’ho ripreso in mano ha acuito il senso di solitudine e vuoto trasmessomi dal film.
Che cosa mi aspettassi di trovare proprio non so, ormai mi sono rassegnata al silenzio di C., e chi altri avrebbe dovuto scrivermi ora che lui non c’è più. Ho pensato spesso a lui questa sera, il sapere dove sarebbe stato ha fatto sì che io riuscissi a immaginarlo mentre cucinava, beveva, mangiava e rideva. È un vuoto che non si colma, che di quando in quando riesco a tamponare ma che non si colma.
In soggiorno la televisione continua a essere accesa, mentre io me ne sto al buio a scrivere queste righe inutili, con la vana speranza che mi venga sonno. Dovrei andare di là e spegnerla, semplicemente – non foss’altro che per il fatto che temo che tra non molto ricomincino a trasmettere “The Master” e non me la sento di riprovare quell’angoscia che mi ha fatto star male fino a poco fa. Magari dovrei anche mangiare qualcosa perché son digiuna dal pranzo e lo stomaco borbotta in maniera fastidiosa già da un po’…
Credo invece che andrò sul terrazzo a fumare e poi me tornerò a letto, sperando che domani sia davvero un altro giorno, perché oggi mi è sembrato infinito…