Citazioni che si ritrovano quando ormai è troppo tardi…

Avevo appuntato questa citazione su una vecchia agenda. Forse all’epoca non avevo in mente nessuno di particolare con cui condividerla, ma mi era parsa così intensa da meritare di essere conservata in attesa di incontrare qualcuno a cui farne dono. Ecco, a C. avrei potuto regalarla. Per carità, magari non l’avrebbe apprezzata davvero, ma sono certa che avrebbe finto benissimo. Chissà forse avrebbe persino risposto che io l’avevo già, la sua anima. E io ci avrei creduto, così come ho creduto a ogni singola parola sia mai uscita dalle sue labbra o dalla sua tastiera… Quelle maledette parole ancora mi girano nella testa persino adesso che so che erano totalmente prive di alcun significato reale, quelle maledette parole  erano una droga così potente che, nonostante sia passato un anno ormai da quando senza dire nulla ha preso la porta e non ha più fatto ritorno, continuano ad avvelenarmi la vita. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te, solo che questa cosa non ha la minima influenza, sulla tua esistenza, né l’ha mai avuta – temo. Tu avevi solo bisogno di liberarti di me, per cominciare a vivere. Io avevo bisogno che tu mi stessi accanto, per continuare a farlo. La vita a volte fa dei gran brutti scherzi…

«Tu non devi saper niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima. Ti sto pensando, anche ora, anche in queste condizioni sto pensando a te. Lo sai che se cesso di pensarti, tu muori, istantaneamente? Ma non temere, io non cesserò mai di pensarti».

Beppe Fenoglio, “Una questione privata”

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“E so molto bene che non ci sarai” – purtroppo…

«E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te».

Julio Cortázar, “Il futuro”

 

Poi…

…poi all’improvviso ti piglia l’angoscia e vorresti chiuder fuori il mondo e non veder più nessuno che tanto a nulla serve il viverci, nel mondo, se lui non c’è. Sì è passato quasi un anno, sì non ho più avuto alcuna notizia, sì dovrei farmene una ragione, sì non riesco più a guardar le nuvole senza avvertire un nauseante senso di vertigine, sì non mi rassegno, sì basta niente a farmi sanguinare, sì non riesco a piangere, sì ho imparato a far finta di nulla, sì non riesco a odiare. Ma soprattutto sì, mi manchi così tanto che mi sembra di impazzire.

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“Attendo con fermezza il niente”, e più non riesco a dire…

«Con un corto spadino tagliacarte

e pazienza infinita, lentamente

apro buste, sistemo conti e carte,

attendendo con fermezza il niente.

So che non chiamerà, che la sue assenza

troverà mille modi per imporsi.

E più si annuncerà, più sarà il senza

la parola in cui lei verrà a disporsi.

Fermamente adempio alla funzione

di guardiano del nulla che mi spetta.

Attendo all’assegnata mia espiazione.

Nessun fatto accadrà, ma non ho fretta».

Alessandro Fo