Isolamento

Non ricevo sms o messaggi da giorni.
Neppure mail, a onor del vero.
Osservo lo schermo del telefono e mi prende lo scoramento.
Sul giornale un lungo articolo sulla mostra di C.
Sto cercando di abituarmi all’idea di passare da sola – in una casa che non sento mia – l’ultima notte dell’anno. L. ha chiamato delle sue amiche che stanno a Milano, ha detto di farmi viva con loro che erano avvertite. Le ho risposto che grazie no, così no. Non ha insistito – come era giusto che fosse – e non ha aggiunto altro.
Guardo gli orologi disseminati per casa sperando che le lancette girino più veloci. Tutto ciò che voglio è tornare alla mia vita, per quanto squallida e vuota sia.
Qui sono a disagio, ma forse lo sarei dovunque.
Tutti hanno detto: comunque ci sentiamo nei prossimi giorni. Non ho sentito più nessuno. La vita assorbe le energie, quando la si possiede – una vita.
Passo il mio tempo su una poltrona scalcagnata, a guardare il vuoto e mi drogo di fiori di Bach.
Per distrarmi fantastico su cose che potrei comprare, ma poi mi ricordo che non ci son soldi così lascio stare.
Il silenzio alle volte è irreale, rotto solo dal rumore del frigorifero.
Cleopatra dorme. La zampetta continua ad avere problemi nonostante le cure. Ogni tanto mi lecca il naso e io le sorrido. Chissà se lo sente, quanto sono triste, oppure pensa che sia normale perché in fondo da quando conviviamo sono sempre stata così.
C. mi manca. Tanto. Tantissimo. Il pensiero di lui con un’altra continua a dilaniarmi.
Il tizio che mi hanno presentato (o meglio iltiziochenonmifiladipezza) continua a non farsi vivo – e ormai ho messo via il pensiero. Sbircio la sua vita su Twitter e su FB e mi trovo un po’ patetica.
Ho avuto una lunga conversazione con P. l’antivigilia di Natale. È venuto da me in ufficio verso sera. Ero rimasta solo io. Lui mangiava panettone, io accendevo una sigaretta dopo l’altra. Mi ha parlato di C. ha detto di averlo affrontato in merito al rapporto con la sua ex compagna. Ha detto che non si è difeso se non timidamente, raccontando bugie. Io ascoltavo e cercavo di rimanere distaccata il più possibile. Bevevo acqua per buttar giù la bile. Gli ho raccontato di come sto. Non credo abbia capito però ce l’ha messa tutta. Credo che non sia felice perché la nascita di un bambino non voluto non aiuta le coppie male assortite. Avrei voluto dire che mi dispiaceva per la situazione in cui si era cacciato, e che obiettivamente la sua compagna è di una pesantezza intollerabile ma poi mi sono fatta i fatti miei e buonanotte al secchio.
Ha smesso di piovere e ci sono nuvole rosa. Da quando non c’è più C. le nuvole mi rendono triste. Una volta mi piacevano tantissimo.
Osservo il lago e la nebbia che avvolge le montagne. Vien voglia di fare delle foto per immortalare il paesaggio poi ricordo che non ho nessuno con cui condividerle e così giro la testa dall’altra parte.
Le campane suonano, un cane abbaia e mia madre si lamenta.
Altro da dire non ho.

Poche, semplici regole

Nella casa materna vigono poche, semplici regole:
– non si guarda la televisione
– non si calpestano le frange dei tappeti
– non si portano le ciabatte fuori dalla cucina
– il termostato del riscaldamento non deve superare i 17 gradi
– si mangia tutto senza sale
– dopo ogni pranzo si deve assumere una certa dose di noci, ‘che combattono il colesterolo’
– ogni cosa deve essere rimessa rigorosamente al proprio posto, che ovviamente solo mia madre conosce
– qualunque cosa si faccia non va bene, segue spiegazione dettagliata del corretto metodo per fare la cosa in questione
– si assiste in religioso silenzio alla lettura dei più interessanti articoli della bibbia di famiglia (la Repubblica) a cui fa seguito un monologo indignato di durata variabile sulla disastrosa situazione del Paese in cui viviamo
– la macchina del caffè funziona solo quando la tocca mia madre (o almeno questo è ciò che sostiene lei)
– si asciuga con maniacale cura il box doccia, il lavandino, il bidet e il lavello. Se piove anche le finestre vengono asciugate diverse volte al giorno
– non ci si lava le mani nel bagno della zona giorno perché potrebbe venire qualcuno in visita e farlo trovare sporco sarebbe disdicevole oltre ogni misura. Per lavarsi le mani tocca fare un piano di scale
– se per caso si riesce a ottenere il permesso di guardare un film in tv, si deve coprire il divano con un panno che deve essere riposto con cura subito dopo l’uso
– gli interruttori devono essere posizionati secondo uno schema che ancora non ho capito (ovviamente ogni volta commetto qualche errore e mi tocca tornare al via, come al Monopoli)
– la mattina bisogna disfare completamente il letto, far prender aria alle coperte e ricomporre il tutto prima di fare colazione
– i piatti vanno riposti in lavastoviglie secondo uno schema che nessuno conosce (si veda sopra alla voce ‘interruttori’). Ovviamente devono essere accuratamente sciacquati prima del lavaggio e asciugati dopo
– ci sono diverse zuccheriere ma ancora non ho capito quale devo usare (e ovviamente tiro sempre fuori quella sbagliata)
– si usano i sottopiatti
– sbriciolare sulla tovaglia è reato equiparabile al delitto premeditato

E poi mi chiedo per quale motivo non passo più tempo qui…

Fuori due…

Son sopravvissuta al Natale e pure al Santo Stefano. Forse è una vittoria, forse no, ma tant’è.
Ieri sono tornata a Milano per un giorno, perché G. mi voleva vedere. Mi ha trovata meglio, ma ancora non mi è chiaro come sia possibile. Ho mangiato, ma poco. Ho dormito, ma poco. Non ho pianto ma ho ingoiato un sacco di dolore. Non tollero le dinamiche familiari: mia madre è insopportabilmente noiosa e petulante, mio padre vive con una perenne aria da martire. Una parla in continuazione, l’altro quasi non spiaccica parola. Si lamentano una dell’altro e viceversa, a fasi alterne. Sono esasperanti e io ho già esaurito la pazienza. Fumo sul terrazzino. Mia madre continua a dire che mi fa male, come se non lo sapessi da me. La sua fissa del momento è che sto giù di corda per problemi alla tiroide, vaglielo a spiegare che ho i miei cavolo di motivi, per stare giù di corda: tanto non capirebbe e io son troppo stanca per cercare di convincerla che ha torto. Sono sgradevole e me ne dispiaccio ma non riesco a essere altro che così.
Non andrò a Napoli, e neppure a Roma: i soldi scarseggiano assai da queste parti e ne ho spesi fin troppi in questo mese. Farò il Capodanno da sola, perché non ho trovato niente da fare e non ho nessuna intenzione di andare a una festa di ultra sessantenni che ballano il tango. Andremo a letto presto, io e Cleopatra. Non manderò auguri né farò buoni propositi per il nuovo anno.
Sabato scorso mi hanno presentato un tizio. Non so cosa sapesse di me, né se fosse conscio del fatto che avevamo una specie di appuntamento al buio. In ogni caso non mi ha chiesto il numero di telefono né ha cercato di contattarmi in alcun modo. Confesso che la cosa mi ha ferita molto più di quanto io sia disposta ad ammettere, perché ha dato un duro colpo alla mia già quasi inesistente autostima. Non so neppure se mi piacesse, il tizio in questione, ma non mi sono posta il problema ‘ché stante la mia situazione non mi posso permettere di far troppo la schizzinosa. Aggiungo anche lui alla lista ormai infinita dei miei fallimenti di questo annus horribilis, tanto che vuoi che cambi – uno più, uno meno…
Mr. Big è sparito – di nuovo. Dovevamo vederci la vigilia ma ha dato buca con un sms. Ho replicato dopo qualche ora con un messaggio decisamente acido al quale non ha risposto. Meno male che gli avevo chiesto di starmi vicino, altrimenti chissà che avrebbe fatto (anche nella ironia sono acida).
B. cerca di convincermi che devo cambiare modo di pensare ma tanto è una guerra persa in partenza e lo sa meglio di me. Stamani è partito per la Costa Azzurra.
Mi hanno regalato un aspirapolvere robotizzato: adesso il mio nucleo familiare è composto da me, un gatto e una specie di astronave che raccatta polvere: che questo sia il fondo e che io possa finalmente provare a risalire? Ma poi, davvero esisterà un fondo?

Brecce da chiudere con urgenza

In pausa ho preso un caffè con P. Avrei voluto evitare la cosa ma poi mi son sentita un po’ stronza, oltre che patetica. Gli ho raccontato di me. Mi ha parlato di C. e di come laB lo abbia aiutato con la mostra. Ho trovato il coraggio di chiedergli se si fossero messi insieme. Ha risposto che non sapeva ma che la vedeva come una cosa poco probabile. Ha detto che lei si è presentata all’inaugurazione e tutti si sono stupiti nel vederla lì. Avrei voluto vomitare, ma eravamo in un bar e la cosa sarebbe stata decisamente fuori luogo.

Gli ho detto che stamani mi è arrivata la busta dal collegagrasso. Gli ho detto che non ho voluto i libri. A un certo punto en passant ha detto che il mio nome compare nei ringraziamenti. Lo ha detto con un sorriso carino. Ho glissato perché il cuore mi è salito in gola e poi in un istante mi è precipitato fino ai piedi, un moto secco, senza appello. Era una cosa che non avrei voluto sapere, perché apre una breccia seppur microscopica alla speranza che lui mi pensi ancora. E io non la voglio quella speranza. Non voglio niente. Voglio solo scivolare in un oblio senza fine, in un buco nero di silenzio e vuoto e buio. Qualcuno la sigilli per me, quella microscopica breccia prima che si allarghi e diventi una crepa e faccia crollare tutto quanto.

Fuori piove. Le strade sono intasate oltre misura. Il mio capo mi ha regalato una croce come protezione per il prossimo anno. Ha un piccolo brillante incastonato al centro. È piuttosto grossa. È vecchia. Mi ha scritto un biglietto su carta azzurra, infilato in una pesante busta gialla. L’ho trovato un gesto carino, ma sono troppo stanca per manifestare entusiasmi.

Fra poco inizia lo squallido brindisi aziendale, prendo fiato e mi rimetto in apnea.

Vorrei piangere, farò finta di niente – che è la cosa che mi viene meglio in assoluto.

Ultima risposta

Poi anche il collegagrasso ha risposto. Credo che la mail sia arrivata un’ora fa. Sto cercando di calmarmi da allora. Lo stomaco duole, e i crampi alle gambe non danno tregua. Dice che gli dispiace che io stia ancora male, bla bla. Dice che manderà qualcuno a portarmi il “sospeso”. Dice che sa che non me ne frega niente.

C’è stato un momento in cui con C. sono diventata una persona attaccata al denaro. Io facevo il lavoro per conto suo, lui si teneva i soldi. A me non dava niente. Non so perché la cosa mi disturbasse tanto. Il ricordo di quella cosa mi fa arrossire di vergogna – letteralmente. Io non sono fatta così, dei soldi a me non interessa nulla. Però sono stata sgradevole, in quella occasione. Anche C. lo è stato, in quella occasione. Mi ferisce il fatto che C. continuerà per sempre ad avere di me quell’immagine, tra le tante negative.

Sto cercando un modo fermo ma gentile di dirgli che io i soldi non li voglio, che tutto quello che ho fatto l’ho fatto per amore – ma non riesco a trovare le parole.

Sono stata da G. Credo che si sia preoccupato. Gli ho detto che non mangio da 2 giorni. Si è offerto di accompagnarmi al bar. Ho rifiutato. Gli ho detto che avrei mangiato. Mi sono fermata a un pacchetto di biscotti, sempre meglio di niente. Settimana prossima mi vuole vedere, nonostante le vacanze. Non so se avrò le forze di fare il viaggio. Ho pianto, durante la seduta. Ma non abbastanza. Il grumo di dolore sta ancora lì, a metà strada tra la gola e lo stomaco. Lo sento bruciare.

Vorrei almeno cercare di capire cosa di preciso mi faccia stare così.

Comincio a sospettare che da qualche parte, molto in fondo al mio inconscio, io abbia accarezzato l’idea che C. potesse tornare. Forse adesso mi sto rendendo conto davvero del fatto che non c’è più.

G. dice che superato lo scoglio dell’inaugurazione della mostra, posso tirare fuori la testa e andare avanti. Non ho avuto cuore di dirgli che l’ostacolo vero sarà l’incontrarlo casualmente, prima o poi. O il venire a sapere che ha un’altra donna. Ecco lì crollerò davvero.

Vorrei solo che tutto questo avesse fine, in un modo o nell’altro – che così è intollerabile.