Il responso dei tarocchi

In pausa ho visto F.

Abbiamo pranzato all’ultimo piano di un grattacielo milanese.

Ha portato con sé i tarocchi. Siccome ho deciso di ascoltare l’Universo ho pensato che potesse essere un modo come un altro per riceverne un messaggio. Mi ha chiesto di pensare intensamente a una cosa, di non incrociare nulla e di fare una domanda ad alta voce. I responsi sono stati tutti negativi. La carta uscita con maggiore frequenza è  la giustizia. Pare che io ne abbia bisogno e che mi verrà data. Ho chiesto di C., le carte hanno detto che non cambierà idea, che agisce con forza spinto da un senso di giustizia – appunto – nei miei confronti e che per quanto addolorato e confuso rimarrà fermissimo nei suoi propositi. Vorrei che non fosse così, che il responso fosse poco confacente a lui, ma in realtà è perfettamente attinente – e come tale credibile. Ho chiesto se dovessi cercare il confronto o meglio lo scontro: le carte hanno detto di no – che qualcuno mi protegge ma che è una cosa che non devo fare. In ogni caso quando si parlava di lui c’era sempre di mezzo l’eremita. Ho chiesto della salute, che va così così. Ho chiesto del lavoro – in futuro non andrà granché bene e al momento non mi interessa molto. Ho chiesto se troverò casa – ci saranno intoppi e litigi. T. in compenso non sta benissimo ma indipendentemente da me, mamma invece non sarà di alcun aiuto (cosa che avrei potuto tranquillamente predire senza bisogno di alcuna carta). Ho chiesto se ci sono nuovi amori all’orizzonte – niente di niente, solo che sono in un periodo di grande cambiamento. Persino sull’opportunità di adottare un gatto il responso è stato negativo, o quantomeno incerto. Però chiederò l’aiuto di un medico per uscire dal pantano della depressione – non molto consolante, in effetti.

Insomma, una déblâcle decisamente deprimente. Meno male che alla gentile signora che ci ha servito, le carte hanno detto che andrà tutto bene, che insomma un po’ di ottimismo ci vuole.

Resto in attesa di nuovi segnali, che sennò qui non se ne esce.

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Del quadro riconosciuto…

Ieri sera ho visto “Oblivion”, francamente niente di che. L’ho trovato farraginoso e confuso, persino poco spettacolare – esattamente il genere di film che mi ci vuole in questo periodo in cui non reggo nulla che abbia una qualche consistenza.

A un certo punto i protagonisti si soffermano a guardare un quadro, una ragazza ritratta di spalle semisdraiata in un campo di grano, una fattoria sullo sfondo. Automaticamente mi è venuto alle labbra il nome di Andrew Wyeth, come autore del dipinto.

Stamani sono andata a controllare e in effetti avevo ragione. Come io abbia fatto a rammentarlo davvero non lo so. La prima cosa che ho pensato è che C. sarebbe stato fiero di me. Poi mi sono ricordata che C. non lo saprà mai, e che comunque non sarei stata all’altezza delle sue aspettative.

Mi si è rivoltato lo stomaco, e mi sono liberata della cena di ieri sera.

wyeth

Maledetta domenica

Il raffreddore non mi ha dato tregua oggi. Ho avuto la febbre alta. Mi sono imbottita di medicinali. Ho fumato lo stretto indispensabile. Ho parlato solo con mamma e con S. stamattina. Ho lavorato a maglia. Non ho dormito, ma ho passato ore nel dormiveglia dovuto alla febbre. Mi sono sentita sola, ma questa non è una novità. Ho pensato a C. e anche qui nulla di nuovo. Sto cercando di elaborare la cosa, di convincermi che è successo davvero, ma non riesco a farmene una ragione. Alle volte vorrei solo riuscire a provare rabbia invece di questo insensato senso di colpa, di inadeguatezza, di frustrazione. Devo averlo anche sognato, a un certo punto.
Vorrei solo che qualcuno mi dicesse che passerà, che potrò innamorarmi di nuovo, che potrò sorridere di nuovo. Vorrei che qualcuno riuscisse a convincermi. Ma son testona e non darei retta a nessuno così come non ho ascoltato i consigli di quanti mi dicevano di lasciare perdere.
Insomma ho passato una domenica inutile – ma è un altro giorno che è passato, e in fondo va bene così. O no?

Una lacrima, una sola…

PiccolaS mi ha scritto poco fa: aveva letto il post precedente e voleva chiamare, nonostante fosse all’ospedale per la seconda notte consecutiva.

Il sapere che si stava dando pena per me mi ha fatto scendere una lacrima, una sola. Ne ho seguito il percorso lungo la guancia e il collo fino a raggiungere il bordo della maglietta bianca che indosso.

Poi mi son vergognata come un ladro, e della lacrima e del fatto che io sia qui a piangermi addosso, mi son data una scrollata e sono andata a fumare l’ennesima sigaretta.

Presa come sono dai miei fantasmi ogni tanto dimentico che in realtà sono circondata da persone meravigliose e che se queste persone meravigliose vogliono avere a che fare proprio con me, allora non sono quell’essere inutile e ignobile che mi sembra spesso di essere. Oppure lo sono e son semplicemente fortunata perché sulla mia strada ho incontrato anime bellissime…

Questo post è dedicato a PiccolaS che mi ha commossa, a Se. che ieri mi ha fatto la sua prima dedica su un libro, a S. che mi distrae con tutte le sue attività, a L. che mi chiama puzzola strappandomi un sorriso: non so perché siate capitate nella mia vita, ma sono grata agli dèi per la vostra stessa esistenza…