Nuvole rosa all’orizzonte

Son su un treno zeppo di gente e di valigie che si è fermato appena fuori dalla stazione. All’orizzonte si stagliano nuvole rosa del tramonto, che non posso ignorare nonostante tutti i miei sforzi. E il pensiero va a C., come spesso è capitato in questi giorni di inutili e vuoti festeggiamenti. Fra un poco calpesterò una banchina guardando in basso per non inciampare, che tanto nessuno sarà lì ad aspettarmi. ‘Chissà se a volte mi pensi, almeno un po’, continuo a chiedere al vento. ‘Ti amo, C.’, continuo a ripetere a mezzavoce, come un mantra. Pensavo che il dolore fosse finito, invece era solo mimetizzato sotto la mia parvenza di vita. Quando torna, il dolore, ha sempre un volto nuovo. Oggi aveva l’aspetto di nuvole rosa…

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“… qualcosa ci è sempre mancato”

«Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato»

Vincenzo Cardarelli, “Amicizia”

Duro e cruento

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che in mezzo all’opulenza
si alzi il ramoscello della tosse, abbaiando
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, mi si incollino
le lenzuola nelle dita, e niente mi dia pace.
Non imparerò certo per questo ad amarti meglio,
ma sfrattato dalla felicità
saprò quanta me ne davi soltanto per il fatto di essermi vicina.
Questo credo di capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina sotto l’arco
affinché quelli che si riparino nel portico possano capire
quella luce nella sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
dl pane che passa la sua mano bruna per la fenditura.

Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall’altro,
da questa assunta avversità
nascerà lo sguardo che potrà un giorno infine
meritarti.

Julio Cortàzar